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Permessi retribuiti per controlli prenatali: un diritto tutelato dalla legge

Studio Carli, 10/10/2025

Durante la gravidanza ogni futura mamma deve sottoporsi a controlli e accertamenti per monitorare la salute propria e del bambino. Si tratta di esami fondamentali – come ecografie, test del sangue, test genetici o, nei casi necessari, accertamenti più approfonditi come amniocentesi o villocentesi – che consentono di seguire passo dopo passo la crescita del feto e di individuare precocemente eventuali problemi.

Per le lavoratrici dipendenti, la legge tutela questo percorso in modo preciso.

L’articolo 14 del D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico sulla Maternità e Paternità) riconosce infatti il diritto a permessi retribuiti per sottoporsi a esami prenatali, accertamenti clinici e visite specialistiche, quando tali appuntamenti coincidono con l’orario di lavoro. È un diritto valido per tutte le lavoratrici subordinate, sia del settore pubblico che privato, e non dipende dal contratto collettivo applicato.

Per usufruire dei permessi, la lavoratrice deve presentare una richiesta preventiva al datore di lavoro e, successivamente, consegnare la documentazione che attesti data e orario degli esami. Si tratta di permessi interamente retribuiti e garantiti per legge, quindi non soggetti a limiti di numero o di durata, se giustificati dalle necessità mediche legate alla gravidanza.

È bene ricordare che la contrattazione collettiva non può ridurre questo diritto, ma solo prevedere condizioni più favorevoli. Alcuni contratti disciplinano permessi per visite o esami medici, ma questi non sostituiscono i permessi per controlli prenatali, che restano una tutela autonoma e specifica.

Nel settore pubblico, l’ARAN ha chiarito che i permessi per controlli prenatali non possono essere assimilati ai permessi per visite o terapie previste dal contratto collettivo: sono due istituti distinti, con finalità e regole proprie. Lo stesso principio vale anche per il settore privato. Ad esempio, nel CCNL Autotrasporto Merci e Logistica, sono previsti fino a 20 ore annue di permesso per visite o esami clinici, ma tali ore non comprendono i controlli prenatali, che restano regolati dalla normativa generale e sono quindi sempre retribuiti e non soggetti a limiti contrattuali.

In sostanza, ogni datore di lavoro è tenuto a garantire alle proprie dipendenti in gravidanza la possibilità di effettuare gli accertamenti necessari senza alcuna perdita economica o penalizzazione. È un gesto di attenzione e di rispetto, ma soprattutto un obbligo di legge che contribuisce a tutelare la salute della madre e del nascituro.

Approfondimenti e chiarimenti

Lo Studio Carli è a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti. Contatti Tel. 0444 914447 - info@studiocarli.it

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