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Donazioni di denaro ai figli: normativa, imposte e procedura

Studio Carli, 14/04/2026

Le donazioni di denaro ai figli sono comuni e possono includere contributi per la casa o somme più consistenti, talvolta come anticipi sull’eredità. È fondamentale conoscere le modalità corrette e le implicazioni fiscali per evitare problemi futuri.

La donazione di denaro ai figli può avvenire senza formalità nel caso di importi di modico valore, ma non esiste una definizione precisa di cosa si intenda per “modico valore”. Generalmente, si fa riferimento alla situazione patrimoniale del donante: se la somma donata non incide significativamente sul suo patrimonio, la donazione può essere effettuata con un semplice bonifico bancario o assegno. Se, però, la somma è rilevante, è necessario formalizzare l’atto con un atto pubblico, redatto dal notaio. In genere, di solito si ritiene che la formalizzazione è particolarmente importante per importi pari o superiori a 10.000 euro.

Se la donazione non viene formalizzata dal notaio e riguarda importi rilevanti, la donazione è nulla e il beneficiario potrebbe essere obbligato a restituire l'importo ricevuto. Per evitare questo tipo di problematiche, è sempre consigliabile che somme importanti siano documentate correttamente e formalizzate con atto notarile. Le donazioni ai figli sono generalmente esenti da imposta fino a 1.000.000 di euro. Oltre tale cifra, si applica un’imposta di donazione con una aliquota del 4% sul valore eccedente la franchigia. È importante precisare che le donazioni plurime nel tempo vanno dichiarate, poiché l’importo complessivo accumulato non può superare la franchigia senza essere soggetto a tassazione. Tra le donazioni esenti da imposta si annoverano i beni di modico valore, le spese non collazionabili (come quelle per educazione, malattia o nozze), i veicoli iscritti al PRA e le quote aziendali o azioni, se il beneficiario acquisisce il controllo dell’azienda e lo mantiene per almeno 5 anni. Per quanto riguarda le donazioni indirette, come il pagamento di debiti o l’assunzione di altre spese per conto del figlio, queste sono soggette a imposta solo se registrate o dichiarate. Se non registrate, non sono tassabili, ma bisogna prestare attenzione, in quanto l’Agenzia delle Entrate potrebbe rilevarle in fase di accertamento.

Infine, è fondamentale fare una distinzione tra donazione e prestito. Un prestito, anche infruttifero di interessi, prevede un rimborso, mentre la donazione è un atto irrevocabile e senza obbligo di restituzione. Nel caso di prestiti infruttiferi tra genitori e figli, la somma prestata deve essere documentata correttamente. Se il prestito viene dato senza formalizzazione, potrebbe essere interpretato come una donazione mascherata e quindi soggetto a imposta.

Nel caso di morte del donante, il prestito non si estingue, ma passa agli eredi che diventeranno i creditori e potranno richiedere il rimborso della somma prestata. In questo caso, i beneficiari dovranno restituire l’importo agli eredi del donante.

In ogni caso, sia che si tratti di donazioni o di prestiti, è fondamentale che il bonifico bancario contenga una causale chiara. Per le donazioni la causale deve specificare l’intenzione di fare un regalo, ad esempio: "Donazione per spirito di liberalità". Per i prestiti, la causale deve indicare che si tratta di un prestito con obbligo di restituzione, ad esempio: "Prestito infruttifero con obbligo di restituzione".

Approfondimenti e chiarimenti

Lo Studio Carli è a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti. Contatti Tel. 0444 914447 - info@studiocarli.it

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